Il Balcone sulle Dolomiti

A pochi passi dall’Alpe Tognola, scopri il nuovo Balcone sulle Dolomiti UNESCO: un punto panoramico dal quale è possibile ammirare lo stupendo panorama circostante, dalle Pale di San Martino alle cime della vicina e selvaggia Catena del Lagorai, luogo di combattimento durante la Grande Guerra.

Realizzato a cavallo dell’estate 2015 e la primavera 2016 dal Parco di Paneveggio nell’ambito delle iniziative individuate dallo studio preliminare per la realizzazione di punti informativi del Bene Naturale, in aree hot spot delle Dolomiti, si tratta di un nuovo tassello del progetto dopo quello inaugurato lo scorso agosto su Monte Specie, nel Parco Fanes-Senes-Braies con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del territorio Patrimonio UNESCO.

Come raggiungere il balcone panoramico

Il Balcone sulle Dolomiti si trova all’imbocco dello storico Sentiero del Panzer, a circa 10 minuti di cammino dal Rifugio Tognola. Un facile percorso adatto a tutta la famiglia. Il sito è raggiungibile anche dal basso, risalendo il sentiero del Panzer recentemente sistemato in ca. 1,5 ore partendo da San Martino di Castrozza.

GEOLOGIA e GEOMORFOLOGIA: IL CONTENUTO DEI PANNELLI INFORMATIVI

Pannello 1

OSSERVANDO IL PAESAGGIO si nota subito una varietà di forme e colori che trova netta cesura quasi al centro, là dove, all’orizzonte in secondo piano, sbuca la linea di creste della Marmolada. A sinistra di questa cesura le montagne sono scure, a destra chiare: proprio il colore ce ne rivela la diversa origine.

Partiamo, a sinistra, col cercare la Cima Tognola che, da questo punto di osservazione, è l’unica testimone delle rocce più antiche non solo del Parco ma anche delle Alpi centro-meridionali: quelle del Basamento Metamorfico SudalpinoEsso deriva dalla trasformazione di materiale precedente; nel caso della Tognola si tratta di filladi quarzifere, rocce metamorfiche derivanti da sedimenti quali argille o arenarie depositatesi 520-480 milioni di anni fa (m.a.) e poi metamorfosate dalle alte temperature e pressioni dovute all’Orogenesi Ercinica di ca. 350 m.a.

Spostando lo sguardo in senso orario, verso la successione di cime scure della Catena del Lagorai fino alla Tognazza, vediamo invece le imponenti vestigia di una storia di eruzioni ed esplosioni vulcaniche, durata 8 m.a. che dalla zona di Trento e Bolzano invasero, in ondate successive, quest’area. È quel che resta della Piattaforma porfirica atesina che aveva un’ estensione di 2.000 kmq e uno spessore fino a 2 km.

Ancora verso destra i colori cambiano radicalmente con il grigio-chiaro; l’inconfondibile bastione del Cimon della Pala apre la serie delle cime del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino costituite per la maggior parte dalla Dolomia dello Sciliar. Essa è il risultato dell’insediarsi di vere e proprie scogliere coralline che vissero tra 235 e 230 milioni di anni fa.

Più ad Est invece, su un secondo piano, le cime del Piz de Mez, del Piz de Sagron e del Sas de Mura sono la testimonianza di aree in cui la deposizione di fanghi calcarei e di organismi marini continuarono ancora a lungo nel mare della Tedide, andando a formare altri grandi e importanti complessi Dolomitici formati dalla Dolomia Pricipale.

Pannello 2

ALLA BASE DEL CIMON DELLA PALA si nota una formazione ben stratificata e con evidenti pieghe: è la Formazione a Bellerophon, costituita da gessi ripetutamente alternati a dolomiecalcari e marne risultato di un ambiente di bassa laguna, quasi una salina, in un clima caldo, che a volte evaporava lasciando depositare lamine di gessi (solfato di calcio) e Dolomia: fu un lungo periodo iniziato intorno ai 260 m.a., di ripetute trasgressioni della linea di costa in una serie ciclica di deposizioni ed evaporazioni.

Le forti compressioni causate dalla collisione tra la placca africana e quella europea piegarono i sottili e teneri strati.

Più in alto si osservano i fitti strati rossastri, grigio-violetti della potente e caratteristica Formazione diWerfen; anch’essa è il risultato di un continuo alternarsi di trasgressioni e regressioni della linea di costa in quel mare tropicale dove argille rossastre e sabbie calcaree, con lamine di gesso si depositarono per 10 m.a. in una piana in subsidenza.

Sopra di essa si nota la bianca Dolomia del Serla derivante da sedimentazione in zone più tranquille e con meno apporto terrigeno dove potevano insediarsi organismi viventi.

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